MANOVRA – NO ALL’EVASIONE, SI’ ALLA COLLABORAZIONE FISCALE (Renato d’Andria)

 


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Nella tribolata manovra finanziaria, da metà agosto al centro di un aspro dibattito, uno fra i punti più spinosi riguarda il contrasto all’evasione fiscale. Le misure a riguardo possono essere così sintetizzate: la palla passa ai Comuni, che incasseranno il 100% delle somme recuperate. Il clou è rappresentato dalla previsione del carcere per gli evasori di grosse somme in rapporto al fatturato. Mano libera poi al fisco nell’accesso ai conti correnti dei contribuenti.

Già all’annuncio di simili misure, Bruxelles pochi giorni fa aveva suonato il primo campanello d’allarme. Il portavoce del Commissario Ue agli Affari economici e monetari Olli Rehn, Amadeu Altafaj Tardio, aveva infatti dichiarato che l’Unione europea era già «preoccupata» per «l’eccessivo affidamento» del governo italiano sugli introiti dalla lotta all’evasione fiscale, il cui impatto sui conti pubblici risulterebbe «difficile da quantificare».
La preoccupazione sottende evidentemente il giudizio poco positivo dell’Unione circa le modalità e probabilmente sulla stessa linea che ha ispirato il nuovo pacchetto di misure anti-evasione.
Timori ampiamente condivisibili. Sarà infatti assai improbabile ottenere benefici per le casse dello Stato impostando una serie di provvedimenti volti a colpire l’ossatura portante del sistema produttivo italiano. Girarci intorno, in momenti drammatici per l’economia del Paese come quello presente, ha decisamente poco senso: è un dato di fatto che il sommerso rappresenta un asse portante della nostra economia. E se risulta indispensabile avviare riforme rigorose per il contrasto alla evasione fiscale, non meno decisivo è individuare il percorso giusto. Che non è certo l’inasprimento delle pene o addirittura lo spettro del carcere, come il Governo ha immaginato in questo momento per accontentare la piazza. Ma, piuttosto, è un cammino faticoso, che necessita di indirizzo e condivisione, pena la scarsa o nulla efficacia delle misure adottate. (www.genesijournal.org di Renato d’Andria)
In altre parole, è arrivato il momento di comprendere che bisogna passare dalla “evasione fiscale” alla “collaborazione fiscale”. E’ questa la richiesta – quasi sempre inespressa – degli italiani e delle imprese. In assenza di un’ottica simile, ben difficilmente il Governo – come annunciato dal ministro Tremonti – potrà arrivare nel 2012 al recupero di circa 700 milioni di euro. E questo l’Unione Europea lo sa bene.
Non è, insomma, sbandierando le manette, che potremo ottenere un fisco più equo ma, al contrario, rischiamo che il divario fra l’economia sommersa e quella alla luce del sole si trasformi in un abisso. (www.genesijournal.org di Renato d’Andria)

La premessa di tutto il ragionamento è abbastanza semplice: nessuno, per sua scelta, decide di essere un evasore e ciascuno preferirebbe avere un rapporto con lo Stato improntato al reciproco sostegno. Ma il regime vessatorio, oltre che miope ed indiscriminato, sul quale si basa in Italia il sistema della imposizione fiscale, crea di per sé una serie di meccanismi che costringono una miriade di piccole imprese o professionisti alla ricerca infinita di escamotages, pena la sopravvivenza delle stesse aziende, dei posti di lavoro, di studi professionali e così via.
Scudi e condoni fiscali non vanno nella direzione dei provvedimenti condivisi ma rappresentano, come sappiamo, altrettante “gabelle aggiuntive”.
Iniziative di indirizzo collaborativo fra Stato e cittadinanza rappresentano invece modelli adeguati, peraltro già sperimentati con successo in Paesi come Svizzera o Gran Bretagna, e tuttora portati avanti con buoni risultati.
E’ indispensabile allora – ed oggi più che mai urgente – capovolgere l’ottica ispiratrice delle misure anti-evasione ed aprire ampie “finestre di dialogo” con cittadini e imprese che intendano emergere e mettersi in regola.
Cittadini e imprese hanno il diritto di vivere. Dei reati si occupi la magistratura, ma se qualcuno sbaglia non può pagare tutto il resto del Paese. E l’equità fiscale – che è anche una base importante per la pacificazione sociale – resti nelle mani dei governi: non come un’arma, ma come una meta cui avvicinarsi attraverso politiche di indirizzo e condivisione.

Il rischio, se si insisterà con la logica dell’inasprimento, sarà di ottenere non solo un incremento dell’evasione, ma anche un effetto fortemente depressivo per l’economia italiana, con aziende che chiudono ed altre che fanno i bagagli e si trasferiscono all’estero, dove trovano generalmente politiche, anche fiscali, decisamente più “accoglienti”.
Renato d’Andria   (www.genesijournal.org di Renato d’Andria)

RENATO D’ANDRIA

 

MANOVRA – NO ALL’EVASIONE, SI’ ALLA COLLABORAZIONE FISCALE (Renato d’Andria)ultima modifica: 2011-09-13T11:08:00+00:00da renatodandria3
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