DALLA PAX TOGLIATTIANA ALLA PAX BERLUSCONIANA (Renato d’Andria)

 

Prefazione:

Liberiamo l’Italia dal blocco trasversale delle oligarchie – Il 21 settembre a Roma confronto a più voci per avviare l’iter legislativo e far ripartire l’economia

Articolo:

L’autentica guerra civile che ha attraversato il nostro Paese negli ultimi trent’anni potrebbe approdare nei prossimi mesi ai suoi esiti più perversi. Poteri finanziari deviati, da tempo all’opera per scatenare e gestire il caos, stanno spingendo l’Italia sull’orlo del baratro. Sul fuoco della crisi economica soffiano venti tesi ad innescare rivolte popolari, a sollevare il “disordine organizzato” del tutti contro tutti. Il fine ultimo è di abbattere le regole democratiche dello Stato, secondo i disegni programmati da lobbies finanziarie che possono contare – come hanno fatto in questi anni – su frange asservite della magistratura e degli apparati investigativi, sui Servizi infedeli e sugli apparati “bellici” del sistema mediatico. (www.genesijournal.org di Renato d’Andria)
Ma proprio in un momento così buio della sua storia l’Italia potrà risollevarsi, se sapremo volgere lo sguardo all’insegnamento di due fra i massimi statisti del passato.
A partire dal 29 dopo Cristo l’impero romano visse i suoi decenni più straordinari. Un lungo, fecondo periodo di prosperità e crescita dopo l’infinito bagno di sangue delle guerre che, all’interno come all’esterno dei confini dell’Urbe, avevano devastato le popolazioni e sembravano dover spezzare le ali al sogno romano di dominare il mondo. L’era della grande e generalizzata pacificazione è passata alla storia sotto il nome di Pax Augustea, in omaggio all’imperatore Ottaviano Augusto che mise in pratica la sua geniale intuizione, tuttora celebrata da uomini e donne in arrivo da ogni dove per contemplarne l’incomparabile simbolo artistico: l’Ara Pacis, sul lungotevere della Capitale. (www.genesijournal.org di Renato d’Andria)
Dobbiamo attendere il 22 giugno del 1946 per ritrovare nel corso della storia un analogo punto di svolta. All’indomani della seconda guerra mondiale, con un’Italia sconfitta e in ginocchio, fu l’allora ministro di Grazia e Giustizia Palmiro Togliatti ad emanare il decreto che puntava ad una interruzione delle faide e delle vendette tra fascisti, comunisti e partigiani, con la realizzazione di una amnistia, un provvedimento finalizzato alla decisa accelerazione dei processi giudiziari ed al possibile svuotamento delle carceri, allora – come ora – in condizioni disumane di sovraffollamento. Comincia così il periodo della Pax Togliattiana, prodromico all’ingresso sulla scena politica italiana di quella Costituente che rappresenta ancora oggi il fondamento della nostra democrazia.
Oggi come allora, l’Italia si ritrova fra le macerie di guerre civili condotte non con le armi tradizionali, ma attraverso colpi di mano giudiziari e campagne mediatiche delegittimanti che hanno decapitato interi apparati produttivi, assestando il colpo di grazia alla già fragile economia del Paese.
Sul fronte internazionale le rivoluzioni del Nordafrica impongono scelte non meno coraggiose, di portata copernicana, rispetto a un dato ormai inequivoco: l’economia mondiale è giunta ad un passaggio senza ritorno, dagli esiti ancora imprevedibili. (www.genesijournal.org di Renato d’Andria)
Diversamente da quanto sta accadendo in Libia, in Siria e, prim’ancora, in Marocco e Tunisia, non dal sangue dovrà partire la rivoluzione italiana ma, al contrario, da un processo di pacificazione nazionale: un percorso di vasto respiro, regolato da norme ad hoc che si andranno ad elaborare dopo un confronto democratico condiviso, a più voci ed aperto al massimo pluralismo possibile.
La strada è tracciata e pare, al momento, l’unica percorribile. Un intero Sistema va “sfrattato” al più presto dal nostro Paese. Fuori le oligarchie del potere politico, le élites finanziarie con al seguito il codazzo dei loro sotto-poteri deviati. Sono loro i primi che devono lasciare l’Italia, o almeno uscire definitivamente dalla scena della politica e del potere. Fuori gli oligarchi dai partiti politici, dalle università, dalle banche, dai colossi di Stato, dalla magistratura. Dobbiamo porre fine, e subito, al gigantesco “inciucio” istituzionale che ha segnato gli anni recenti della nostra storia, con lo scopo ultimo, per i suoi artefici, di riprodursi indefinitamente e consolidare assetti di tipo feudale, generazione dopo generazione, accumulando beni e patrimoni personali tali da garantirsi potere ed opulenza per i prossimi cinquant’anni e passa. Le sorti delle imprese italiane, le prospettive di rilancio dell’economia, gli spiragli della ripresa possibile: tutti fattori frenati dalle incrostazioni diffuse del potere marcio, dal blocco cristallizzato di un sistema egemone “bipartisan” e massonico deviato che, proprio in quanto tale, mostra di non avere alcuna opposizione vera, né accettabili alternative. (www.genesijournal.org di Renato d’Andria)
L’Italia si trova dunque in un momento storico che potremmo paragonare a quello della prima insorgenza popolare in Libia o Tunisia. Da noi non andrà così. Il rischio del “caos programmato” è reale, ma ancor più imminenti e drammatiche appaiono le conseguenze dell’immobilismo. Se non saranno assunti provvedimenti all’altezza della situazione assisteremo al repentino decadimento del Paese: un default che si avvicina a grandi falcate e rispetto al quale si continua a disquisire sul peso di una manovra ormai palesemente inutile ed inefficace. E mentre qui si discute, Germania, Francia e Gran Bretagna non solo gettano le basi reali per la ripresa, ma accolgono e valorizzano sempre nuovi talenti italiani. Energie manageriali ed imprenditoriali, anche non più giovanissime, che definiscono ormai l’Italia «un Paese senza speranza» e ricostruiscono altrove il proprio futuro.
Se intendiamo invertire la rotta dobbiamo prima “far saltare il tappo”. Ma gli esponenti del sistema inquinato non si decideranno mai ad abbandonare la scena, preoccupati come sono dai possibili effetti giudiziari, anche postumi, connessi alle loro scalate e, più complessivamente, alla loro presa e tenuta del potere. Che si tratti di reati veri o presunti, e di quale consistenza possano essere, non è più questione che debba riguardare un Paese a un passo dal crack, compromettendone irreparabilmente le sorti. (www.genesijournal.org di Renato d’Andria)

E allora la strada è una “Pax” che deve essere realizzata attraverso una amnistia generalizzata, regolata da un sistema che preveda l’ostracismo per i casi di furto accertato nei confronti dello Stato. E va tracciata subito, con fermezza, rigore e condivisione. Liberata dalla cappa oligarchica che ne blocca le potenzialità, l’Italia potrà tornare a competere, ma soprattutto saprà reagire rispetto alle manovre destabilizzanti che trovano oggi riscontro proprio nella vecchia, immarcescibile nomenklatura.
Dopo decenni di barbarie, la Pax Augustea e, in tempi più vicini a noi, la Pax Togliattiana, seppero ricostruire non solo gli assetti produttivi, ma anche la coscienza morale del Paese e la fiducia delle popolazioni. Da più parti oggi raccogliamo la richiesta di avviare un confronto a tutto campo per impostare percorsi legislativi in grado di condurre l’Italia ad un analogo approdo. Non si tratta di fronde vetero-girotondiste o neo-viola, generalmente reduci da esperienze perdenti dentro il movimentismo della cosiddetta sinistra: le istanze che qui si rappresentano provengono da vasti segmenti non rassegnati, circoli culturali ed ambiti imprenditoriali sani, che non hanno smarrito la speranza e sono pronti ad impegnarsi per ricostruire il loro Paese. (www.genesijournal.org di Renato d’Andria)

L’incontro del 21 settembre servirà ad avviare ad un ampio confronto sull’iter politico e normativo da seguire per giungere alla Pax Berlusconiana. Una sorta di nuova “Costituente” potrebbe aprirsi in Italia, un processo salvifico per il Paese e per lo stesso premier che, liberato dalla morsa degli accanimenti giudiziari, dai ricatti politici di taluni alleati e finanche dalle minacce sul capo dei familiari più stretti, potrà operare con rinnovato slancio o, in alternativa, preparare le tappe per la sua successione, con l’unico obiettivo di salvaguardare le sorti e il futuro degli italiani.
Renato d’Andria Presidente Fondazione Gaetano Salvemini

RENATO D’ANDRIA

DALLA PAX TOGLIATTIANA ALLA PAX BERLUSCONIANA (Renato d’Andria)ultima modifica: 2011-09-13T10:57:13+00:00da renatodandria3
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